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Sono una russa in esilio e attraverso questo blog racconto la Russia dall’interno: le notizie, la società, le persone e le realtà che spesso non trovano spazio nei media italiani.
Voglio offrire uno sguardo diverso sulla Russia, andando oltre la propaganda, i luoghi comuni e le narrazioni ufficiali. Perché per capire davvero un Paese bisogna anche ascoltare le voci di chi lo conosce e lo ha vissuto.
Dietro questo lavoro ci sono tempo, ricerca ed energie. Se trovi valore in quello che faccio, una piccola donazione mi aiuta a continuare a raccontare la Russia con uno sguardo indipendente.
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Daria Kryukova
Anche condividere i miei contenuti è un modo per sostenermi.
Grazie di cuore a chi c’è e a chi vorrà esserci. ❤️
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L’Austria espelle quattro diplomatici russi. Sono sospettati di spionaggio
L’Austria ha deciso di espellere tre dipendenti dell’ambasciata russa e un rappresentante accreditato presso l’OSCE, riferisce la testata Heute, citando il Ministero degli Esteri austriaco. I diplomatici sono stati dichiarati personae non gratae per sospetti di spionaggio.
Ad agosto, la testata russa Agenstvo aveva riferito che almeno 21 diplomatici russi in servizio in Austria potevano avere legami con i servizi segreti. Il Ministero della Difesa austriaco aveva inviato questo elenco ai militari, mettendoli in guardia da possibili tentativi da parte delle persone citate di stabilire contatti allo scopo di raccogliere informazioni.
In seguito, i servizi di intelligence hanno analizzato le segnalazioni ricevute in risposta alla comunicazione e, al termine delle indagini, le autorità hanno deciso di espellere quattro diplomatici che figuravano nell’elenco pubblicato da Agenstvo, scrive la rivista austriaca Profil.
Il viceministro degli Esteri russo Dmitrij Ljubinskij ha dichiarato all’agenzia di stampa statale TASS che la Russia «reagirà inevitabilmente» all’espulsione dei propri diplomatici.
L’Austria ha deciso di espellere tre dipendenti dell’ambasciata russa e un rappresentante accreditato presso l’OSCE, riferisce la testata Heute, citando il Ministero degli Esteri austriaco. I diplomatici sono stati dichiarati personae non gratae per sospetti di spionaggio.
Ad agosto, la testata russa Agenstvo aveva riferito che almeno 21 diplomatici russi in servizio in Austria potevano avere legami con i servizi segreti. Il Ministero della Difesa austriaco aveva inviato questo elenco ai militari, mettendoli in guardia da possibili tentativi da parte delle persone citate di stabilire contatti allo scopo di raccogliere informazioni.
In seguito, i servizi di intelligence hanno analizzato le segnalazioni ricevute in risposta alla comunicazione e, al termine delle indagini, le autorità hanno deciso di espellere quattro diplomatici che figuravano nell’elenco pubblicato da Agenstvo, scrive la rivista austriaca Profil.
Il viceministro degli Esteri russo Dmitrij Ljubinskij ha dichiarato all’agenzia di stampa statale TASS che la Russia «reagirà inevitabilmente» all’espulsione dei propri diplomatici.
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Attorno alla residenza di Putin sul Valdaj sono state costruite altre 16 torri per i sistemi di difesa aerea.
La sua residenza è protetta 100 volte meglio di qualsiasi città russa (Mosca non è la Russia).
Putin protegge soltanto il suo corpicino.
Vladimir Vladimirovič manda i suoi saluti alle regioni di Kursk, Brjansk e Belgorod. Resistete! ✊
La sua residenza è protetta 100 volte meglio di qualsiasi città russa (Mosca non è la Russia).
Putin protegge soltanto il suo corpicino.
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Le regioni russe hanno iniziato a risparmiare sulla sanità, riducendo i finanziamenti a poliambulatori e ospedali per destinare risorse al reclutamento di soldati da mandare al fronte.
Nel primo semestre del 2026, la spesa dei bilanci regionali per la voce «Sanità» è diminuita del 5,8%, riferisce la Corte dei conti russa in un rapporto preliminare sulle finanze delle regioni. Nei primi sei mesi dell’anno, i governatori hanno stanziato 999 miliardi di rubli per la sanità, circa 61 miliardi in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
I finanziamenti agli ospedali sono stati drasticamente tagliati in 42 regioni della Federazione Russa. In 11 regioni, la riduzione ha superato il 20%. I tagli più pesanti alle spese sanitarie si sono registrati nella Repubblica dell’Altaj e nell’oblast’ di Kirov, rispettivamente del 40,6% e del 39%.
L’oblast’ di Kemerovo, che da anni soffre per la crisi del settore carbonifero, ha ridotto le spese del 33,2%; l’oblast’ di Orenburg del 32,1%; quella di Tver del 29%; quella di Mosca del 28,5%; quella di Vologda del 27,2%; e quella di Novosibirsk del 23,4%, elenca la Corte dei conti.
La principale vittima dei tagli di bilancio è stato il programma di ammodernamento dell’assistenza sanitaria di base, nell’ambito del quale le autorità prevedevano di ristrutturare i poliambulatori fatiscenti. Quest’anno sono stati stanziati 57,5 miliardi di rubli per il programma: 2,1 volte in meno rispetto all’anno scorso. Nei primi sei mesi, tuttavia, la spesa effettiva è stata di appena 12,6 miliardi di rubli, una cifra 5,2 volte inferiore a quella registrata nello stesso periodo dell’anno precedente.
Nel complesso, le spese dei bilanci regionali sono aumentate del 5,8%, raggiungendo i 12.579 miliardi di rubli nel primo semestre. Oltre alla sanità, l’unica altra voce di bilancio a registrare una riduzione è stata quella relativa al sostegno all’economia nazionale: le spese in questo settore sono diminuite del 4,7%, scendendo a 231 miliardi di rubli.
Nel primo semestre del 2026, la spesa dei bilanci regionali per la voce «Sanità» è diminuita del 5,8%, riferisce la Corte dei conti russa in un rapporto preliminare sulle finanze delle regioni. Nei primi sei mesi dell’anno, i governatori hanno stanziato 999 miliardi di rubli per la sanità, circa 61 miliardi in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
I finanziamenti agli ospedali sono stati drasticamente tagliati in 42 regioni della Federazione Russa. In 11 regioni, la riduzione ha superato il 20%. I tagli più pesanti alle spese sanitarie si sono registrati nella Repubblica dell’Altaj e nell’oblast’ di Kirov, rispettivamente del 40,6% e del 39%.
L’oblast’ di Kemerovo, che da anni soffre per la crisi del settore carbonifero, ha ridotto le spese del 33,2%; l’oblast’ di Orenburg del 32,1%; quella di Tver del 29%; quella di Mosca del 28,5%; quella di Vologda del 27,2%; e quella di Novosibirsk del 23,4%, elenca la Corte dei conti.
La principale vittima dei tagli di bilancio è stato il programma di ammodernamento dell’assistenza sanitaria di base, nell’ambito del quale le autorità prevedevano di ristrutturare i poliambulatori fatiscenti. Quest’anno sono stati stanziati 57,5 miliardi di rubli per il programma: 2,1 volte in meno rispetto all’anno scorso. Nei primi sei mesi, tuttavia, la spesa effettiva è stata di appena 12,6 miliardi di rubli, una cifra 5,2 volte inferiore a quella registrata nello stesso periodo dell’anno precedente.
Nel complesso, le spese dei bilanci regionali sono aumentate del 5,8%, raggiungendo i 12.579 miliardi di rubli nel primo semestre. Oltre alla sanità, l’unica altra voce di bilancio a registrare una riduzione è stata quella relativa al sostegno all’economia nazionale: le spese in questo settore sono diminuite del 4,7%, scendendo a 231 miliardi di rubli.
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Rappresentanti di Washington e Mosca stanno discutendo il ritorno delle aziende americane sul mercato energetico russo. Tra i potenziali accordi figurano la ripresa dell’estrazione petrolifera congiunta nell’Estremo Oriente russo (il progetto «Sakhalin-1») e la partecipazione degli Stati Uniti al ripristino delle forniture di petrolio russo verso l’Europa attraverso l’oleodotto «Družba». Lo riferisce il Financial Times, citando partecipanti ai negoziati.
Anche le aziende russe potrebbero tornare a fornire titanio agli Stati Uniti, un materiale fondamentale per la produzione di aerei. Un’altra ipotesi prevede che alle compagnie aeree americane venga consentito di attraversare lo spazio aereo russo durante i voli di transito, allo scopo di risparmiare carburante.
Le fonti del FT sottolineano tuttavia una contraddizione fondamentale tra le due parti. I rappresentanti del Cremlino sono pronti a collaborare economicamente con gli Stati Uniti già da ora, mentre gli inviati della Casa Bianca considerano la fine della guerra in Ucraina una condizione indispensabile per concludere gli accordi. «Gli accordi economici entreranno a far parte di un’intesa di pace complessiva che metterà fine a questa brutale e sanguinosa guerra. Ma le decisioni definitive non sono ancora state prese», ha dichiarato al quotidiano una delle fonti coinvolte nei colloqui.
I diplomatici occidentali individuano il principale ostacolo alla pace nella posizione personale del presidente russo Vladimir Putin, che per il momento non è disposto a fermare la guerra in cambio di accordi economici. «[Per Putin] non è una questione di denaro, ma di umiliazione e controllo», riporta il FT, citando le parole di un diplomatico europeo rimasto anonimo.
Inoltre, negli ambienti imprenditoriali americani persiste lo scetticismo sulla possibilità di riprendere le attività in Russia. Per esempio, la compagnia petrolifera ExxonMobil non ha attualmente intenzione di tornare nel Paese. Fino al 2022 possedeva il 30% delle quote del progetto «Sakhalin-1». Dopo aver lasciato la Russia, l’azienda ha dichiarato soltanto di continuare a chiedere al Cremlino un risarcimento per gli asset perduti.
Gli inviati speciali degli Stati Uniti Steve Witkoff e Jared Kushner cercano, sin dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, di convincere la Russia a porre fine alla guerra in Ucraina facendo leva sulla prospettiva di accordi economici. Tra i progetti congiunti ipotizzati nel 2025–2026 sono già emerse idee come l’estrazione di metalli delle terre rare, la rivendita in Europa del gas russo da parte degli americani, lo sfruttamento delle risorse dell’Artico e persino la costruzione di un tunnel tra la Čukotka e l’Alaska. Nessuna di queste proposte, tuttavia, ha ancora trovato una concreta attuazione.
Uno dei rari esempi di accordo effettivamente concluso è stata l’intesa del 9 ottobre tra Putin e Trump per la ripresa delle esportazioni di diesel dalla Russia agli Stati Uniti. La decisione non ha prodotto effetti positivi sull’economia americana ed è coincisa con un crollo senza precedenti del consenso del presidente in carica negli Stati Uniti. L’«accordo sul diesel» è stato pubblicamente criticato da esponenti sia del Partito democratico sia di quello repubblicano.
All’interno della Casa Bianca, nonostante i negoziati con il Cremlino proseguano, si affievolisce la convinzione che sia possibile convincere il presidente russo a fare la pace attraverso proposte commerciali. Funzionari americani, parlando in forma anonima, sostengono che gli inviati speciali Witkoff e Kushner «interpretano erroneamente le motivazioni di Putin» e sono «vulnerabili alle manipolazioni russe», mentre Trump, di conseguenza, «dipende dagli idioti».
Anche le aziende russe potrebbero tornare a fornire titanio agli Stati Uniti, un materiale fondamentale per la produzione di aerei. Un’altra ipotesi prevede che alle compagnie aeree americane venga consentito di attraversare lo spazio aereo russo durante i voli di transito, allo scopo di risparmiare carburante.
Le fonti del FT sottolineano tuttavia una contraddizione fondamentale tra le due parti. I rappresentanti del Cremlino sono pronti a collaborare economicamente con gli Stati Uniti già da ora, mentre gli inviati della Casa Bianca considerano la fine della guerra in Ucraina una condizione indispensabile per concludere gli accordi. «Gli accordi economici entreranno a far parte di un’intesa di pace complessiva che metterà fine a questa brutale e sanguinosa guerra. Ma le decisioni definitive non sono ancora state prese», ha dichiarato al quotidiano una delle fonti coinvolte nei colloqui.
I diplomatici occidentali individuano il principale ostacolo alla pace nella posizione personale del presidente russo Vladimir Putin, che per il momento non è disposto a fermare la guerra in cambio di accordi economici. «[Per Putin] non è una questione di denaro, ma di umiliazione e controllo», riporta il FT, citando le parole di un diplomatico europeo rimasto anonimo.
Inoltre, negli ambienti imprenditoriali americani persiste lo scetticismo sulla possibilità di riprendere le attività in Russia. Per esempio, la compagnia petrolifera ExxonMobil non ha attualmente intenzione di tornare nel Paese. Fino al 2022 possedeva il 30% delle quote del progetto «Sakhalin-1». Dopo aver lasciato la Russia, l’azienda ha dichiarato soltanto di continuare a chiedere al Cremlino un risarcimento per gli asset perduti.
Gli inviati speciali degli Stati Uniti Steve Witkoff e Jared Kushner cercano, sin dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, di convincere la Russia a porre fine alla guerra in Ucraina facendo leva sulla prospettiva di accordi economici. Tra i progetti congiunti ipotizzati nel 2025–2026 sono già emerse idee come l’estrazione di metalli delle terre rare, la rivendita in Europa del gas russo da parte degli americani, lo sfruttamento delle risorse dell’Artico e persino la costruzione di un tunnel tra la Čukotka e l’Alaska. Nessuna di queste proposte, tuttavia, ha ancora trovato una concreta attuazione.
Uno dei rari esempi di accordo effettivamente concluso è stata l’intesa del 9 ottobre tra Putin e Trump per la ripresa delle esportazioni di diesel dalla Russia agli Stati Uniti. La decisione non ha prodotto effetti positivi sull’economia americana ed è coincisa con un crollo senza precedenti del consenso del presidente in carica negli Stati Uniti. L’«accordo sul diesel» è stato pubblicamente criticato da esponenti sia del Partito democratico sia di quello repubblicano.
All’interno della Casa Bianca, nonostante i negoziati con il Cremlino proseguano, si affievolisce la convinzione che sia possibile convincere il presidente russo a fare la pace attraverso proposte commerciali. Funzionari americani, parlando in forma anonima, sostengono che gli inviati speciali Witkoff e Kushner «interpretano erroneamente le motivazioni di Putin» e sono «vulnerabili alle manipolazioni russe», mentre Trump, di conseguenza, «dipende dagli idioti».
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In Israele, i russi emigrati dopo l’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina vengono chiamati «aliyah della zucca».
Perché proprio «della zucca»? Il termine deriva dal «pumpkin spice latte», il caffellatte alla zucca. È diventato un meme che simboleggia quanto i russi siano sraeliana. I russi di Mosca arrivati in Israele si lamentavano della mancanza di cose a cui erano abituati, tra cui proprio il pumpkin spice latte. «Ma come, a Tel Aviv non si riesce a trovare nemmeno un pumpkin spice latte?».
Insomma, è un po’ come se i milanesi si trasferissero a Roma o ancora più lontano e si lamentassero perché lì mancano questa o quella cosa, mentre a Milano c’è tutto! 🙂
Dall’inizio della guerra in Ucraina, circa 60.000 russi sono emigrati in Israele nell’ambito della aliyah, il processo di rimpatrio in Israele previsto per gli ebrei e i loro familiari.
Ecco come hanno votato alle elezioni, secondo i sondaggi:
«Democrazia» — 21%
NDI — 19%
«Beyachad» — 19%
«Yashar» — 18%
«Likud» — 9%
«Sionismo religioso» — 4%
«Milionari nella coalizione» — 4%
«Amcha Israel» — 1%
Altre opzioni — 5%
Perché proprio «della zucca»? Il termine deriva dal «pumpkin spice latte», il caffellatte alla zucca. È diventato un meme che simboleggia quanto i russi siano sraeliana. I russi di Mosca arrivati in Israele si lamentavano della mancanza di cose a cui erano abituati, tra cui proprio il pumpkin spice latte. «Ma come, a Tel Aviv non si riesce a trovare nemmeno un pumpkin spice latte?».
Insomma, è un po’ come se i milanesi si trasferissero a Roma o ancora più lontano e si lamentassero perché lì mancano questa o quella cosa, mentre a Milano c’è tutto! 🙂
Dall’inizio della guerra in Ucraina, circa 60.000 russi sono emigrati in Israele nell’ambito della aliyah, il processo di rimpatrio in Israele previsto per gli ebrei e i loro familiari.
Ecco come hanno votato alle elezioni, secondo i sondaggi:
«Democrazia» — 21%
NDI — 19%
«Beyachad» — 19%
«Yashar» — 18%
«Likud» — 9%
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Spero che tutti abbiano capito perché il politologo russo Aleksandr Kynev ha iniziato lo sciopero della fame.
Ricordo che è stato incarcerato sulla base di accuse inventate e che, durante l’arresto, gli hanno rotto una gamba in due punti. Attualmente è ingessato. Si trova in una cella con decine di altre persone e il bagno consiste in un semplice buco nel pavimento.
Con una gamba ingessata, una persona è fisicamente impossibilitata ad accovacciarsi per usare un buco nel pavimento come toilette. Scusate i dettagli.
In altre parole, Kynev è costretto a digiunare perché non ha semplicemente la possibilità fisica di espletare i propri bisogni fisiologici.
Russia, 2026.
Va detto che questo caso ha sconvolto tutti, compresi molti sostenitori del regime.
Ricordo che è stato incarcerato sulla base di accuse inventate e che, durante l’arresto, gli hanno rotto una gamba in due punti. Attualmente è ingessato. Si trova in una cella con decine di altre persone e il bagno consiste in un semplice buco nel pavimento.
Con una gamba ingessata, una persona è fisicamente impossibilitata ad accovacciarsi per usare un buco nel pavimento come toilette. Scusate i dettagli.
In altre parole, Kynev è costretto a digiunare perché non ha semplicemente la possibilità fisica di espletare i propri bisogni fisiologici.
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Va detto che questo caso ha sconvolto tutti, compresi molti sostenitori del regime.
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Hacker filorussi rivendicano attacchi contro siti istituzionali italiani
Il gruppo di hacker filorusso NoName057(16) ha rivendicato nuovi attacchi contro siti italiani, scrive Quotidiano Nazionale. Nel mirino sono finiti i siti delle province di Ragusa, Trapani e Siracusa, il portale nazionale degli appalti pubblici del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, nonché le pagine web di diverse aziende. Alcuni siti sono effettivamente risultati inaccessibili per un certo periodo da diversi Paesi. Tuttavia, non ci sono prove che gli attacchi abbiano, come sostengono gli hacker, bloccato gli appalti pubblici o compromesso il funzionamento di impianti industriali.
Secondo l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale italiana, soltanto nel mese di settembre NoName057(16) ha rivendicato 39 attacchi contro obiettivi italiani. Tra questi figurano le regioni Piemonte e Lazio, i comuni di Bari e Reggio Emilia, il gruppo della difesa Leonardo e alcune aziende di trasporto. L’8 ottobre è stato preso di mira anche il Ministero degli Affari Esteri italiano. Il gruppo giustifica la propria campagna con il sostegno militare che l’Italia fornisce all’Ucraina. L’Agenzia valuta i danni effettivi come perlopiù limitati.
In precedenza, in Germania, alcuni hacker avevano violato la casella di posta elettronica di una sezione della CDU, inviando email di phishing a migliaia di politici, tra cui il cancelliere Friedrich Merz. Ad aprile, i servizi di intelligence tedeschi e statunitensi avevano segnalato attacchi informatici contro router Wi-Fi, accusandone il gruppo APT28, noto anche come Fancy Bear o Forest Blizzard e collegato al servizio di intelligence militare russo GRU. A marzo erano emersi attacchi contro gli account di Signal di politici tedeschi di alto livello, funzionari dei servizi segreti in servizio e giornalisti. I giornalisti di Correctiv hanno collegato gli hacker a una società russa di hosting.
Il gruppo di hacker filorusso NoName057(16) ha rivendicato nuovi attacchi contro siti italiani, scrive Quotidiano Nazionale. Nel mirino sono finiti i siti delle province di Ragusa, Trapani e Siracusa, il portale nazionale degli appalti pubblici del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, nonché le pagine web di diverse aziende. Alcuni siti sono effettivamente risultati inaccessibili per un certo periodo da diversi Paesi. Tuttavia, non ci sono prove che gli attacchi abbiano, come sostengono gli hacker, bloccato gli appalti pubblici o compromesso il funzionamento di impianti industriali.
Secondo l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale italiana, soltanto nel mese di settembre NoName057(16) ha rivendicato 39 attacchi contro obiettivi italiani. Tra questi figurano le regioni Piemonte e Lazio, i comuni di Bari e Reggio Emilia, il gruppo della difesa Leonardo e alcune aziende di trasporto. L’8 ottobre è stato preso di mira anche il Ministero degli Affari Esteri italiano. Il gruppo giustifica la propria campagna con il sostegno militare che l’Italia fornisce all’Ucraina. L’Agenzia valuta i danni effettivi come perlopiù limitati.
In precedenza, in Germania, alcuni hacker avevano violato la casella di posta elettronica di una sezione della CDU, inviando email di phishing a migliaia di politici, tra cui il cancelliere Friedrich Merz. Ad aprile, i servizi di intelligence tedeschi e statunitensi avevano segnalato attacchi informatici contro router Wi-Fi, accusandone il gruppo APT28, noto anche come Fancy Bear o Forest Blizzard e collegato al servizio di intelligence militare russo GRU. A marzo erano emersi attacchi contro gli account di Signal di politici tedeschi di alto livello, funzionari dei servizi segreti in servizio e giornalisti. I giornalisti di Correctiv hanno collegato gli hacker a una società russa di hosting.
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Putin ha tenuto una lezione di storia degli slavi ai leader di Finlandia e Norvegia — Financial Times
(Scommetto che ha cominciato proprio da Rjurik. Alzi la mano chi è sorpreso.)
Il 27 ottobre Vladimir Putin ha dedicato gran parte della conversazione telefonica con il presidente finlandese Alexander Stubb e il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre alla storia medievale degli slavi, scrive il Financial Times, citando tre fonti a conoscenza dei contenuti della telefonata. La possibilità di un cessate il fuoco immediato in Ucraina è stata discussa a malapena.
Secondo Stubb, la telefonata avrebbe dovuto durare meno di mezz’ora, ma si è protratta per un’ora e mezza. Una delle fonti del FT ha raccontato che i leader hanno deciso di non interrompere le digressioni storiche di Putin, per capire quanto fosse seriamente intenzionato a dialogare con l’Europa.
Stubb e Støre hanno dichiarato di aver voluto comunicare direttamente a Putin la propria posizione prima dei negoziati per porre fine alla guerra. Hanno tuttavia sottolineato di non aver parlato a nome dell’intera Europa.
Sabato 24 ottobre, Reuters e Sky News, citando un funzionario americano, hanno riferito che i negoziati tra Russia, Ucraina e Stati Uniti potrebbero svolgersi nelle prossime settimane ad Abu Dhabi o in Svizzera. L’obiettivo è preparare un incontro tra i leader dei tre Paesi. Secondo Yuri Ushakov, consigliere di Putin, un nuovo round di colloqui a livello di esperti è previsto ad Abu Dhabi intorno alla seconda decade di novembre, riferisce Vesti.
Al termine della telefonata, il Cremlino ha dichiarato che Putin ha «ricordato le cause profonde» della guerra e ha indicato il pieno rispetto degli interessi della Russia come condizione per una pace duratura. Secondo la versione del Cremlino, le parti hanno inoltre «accolto con favore» l’intesa per tenere negoziati ad Abu Dhabi.
(Scommetto che ha cominciato proprio da Rjurik. Alzi la mano chi è sorpreso.)
Il 27 ottobre Vladimir Putin ha dedicato gran parte della conversazione telefonica con il presidente finlandese Alexander Stubb e il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre alla storia medievale degli slavi, scrive il Financial Times, citando tre fonti a conoscenza dei contenuti della telefonata. La possibilità di un cessate il fuoco immediato in Ucraina è stata discussa a malapena.
Secondo Stubb, la telefonata avrebbe dovuto durare meno di mezz’ora, ma si è protratta per un’ora e mezza. Una delle fonti del FT ha raccontato che i leader hanno deciso di non interrompere le digressioni storiche di Putin, per capire quanto fosse seriamente intenzionato a dialogare con l’Europa.
Stubb e Støre hanno dichiarato di aver voluto comunicare direttamente a Putin la propria posizione prima dei negoziati per porre fine alla guerra. Hanno tuttavia sottolineato di non aver parlato a nome dell’intera Europa.
Sabato 24 ottobre, Reuters e Sky News, citando un funzionario americano, hanno riferito che i negoziati tra Russia, Ucraina e Stati Uniti potrebbero svolgersi nelle prossime settimane ad Abu Dhabi o in Svizzera. L’obiettivo è preparare un incontro tra i leader dei tre Paesi. Secondo Yuri Ushakov, consigliere di Putin, un nuovo round di colloqui a livello di esperti è previsto ad Abu Dhabi intorno alla seconda decade di novembre, riferisce Vesti.
Al termine della telefonata, il Cremlino ha dichiarato che Putin ha «ricordato le cause profonde» della guerra e ha indicato il pieno rispetto degli interessi della Russia come condizione per una pace duratura. Secondo la versione del Cremlino, le parti hanno inoltre «accolto con favore» l’intesa per tenere negoziati ad Abu Dhabi.
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In Russia, nella regione di Čeljabinsk, gli agenti dell’FSB hanno arrestato un ragazzo di 17 anni, accusandolo di aver partecipato alle attività di un’organizzazione terroristica per… aver organizzato il voto di protesta. Sì, avete capito bene.
«Secondo gli inquirenti, tra uest’anno, essendo un sostenitore dell’ideologia di un’organizzazione terroristica, ha partecipato attivamente alle sue attività attraverso la realizzazione di un progetto volto a distribuire i voti dell’elettorato a favore di qualsiasi candidato dell’opposizione. Si è iscritto a un bot di Telegram, dove ha ricevuto istruzioni per organizzare il voto di protesta alle elezioni», ha dichiarato la direzione regionale del Comitato investigativo russo.
Il ragazzo ha inoltre affisso più di 150 volantini elettorali agli ingressi dei condomini.
Nell’abitazione del giovane, residente a Kasli, è stata effettuata una perquisizione. Gli è stata formalmente contestata l’accusa prevista dall’articolo 205.5, parte 2, del Codice penale russo (partecipazione alle attività di un’organizzazione terroristica).
La pena prevista va da 10 a 20 anni di reclusione.
«Secondo gli inquirenti, tra uest’anno, essendo un sostenitore dell’ideologia di un’organizzazione terroristica, ha partecipato attivamente alle sue attività attraverso la realizzazione di un progetto volto a distribuire i voti dell’elettorato a favore di qualsiasi candidato dell’opposizione. Si è iscritto a un bot di Telegram, dove ha ricevuto istruzioni per organizzare il voto di protesta alle elezioni», ha dichiarato la direzione regionale del Comitato investigativo russo.
Il ragazzo ha inoltre affisso più di 150 volantini elettorali agli ingressi dei condomini.
Nell’abitazione del giovane, residente a Kasli, è stata effettuata una perquisizione. Gli è stata formalmente contestata l’accusa prevista dall’articolo 205.5, parte 2, del Codice penale russo (partecipazione alle attività di un’organizzazione terroristica).
La pena prevista va da 10 a 20 anni di reclusione.
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Una commissione dell’ONU ha riconosciuto il reclutamento di stranieri nell’esercito russo come tratta di esseri umani.
La Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sull’Ucraina è giunta alla conclusione che le autorità russe, insieme a reclutatori attivi in tutto il mondo, hanno praticato la tratta di esseri umani, inviando stranieri in guerra attraverso l’inganno o la coercizione. È quanto emerge dal rapporto presentato dalla Commissione all’Assemblea generale dell’ONU il 26 ottobre.
La Commissione ha esaminato il reclutamento di cittadini di 48 Paesi e ha trovato prove di inganno o coercizione nei confronti di cittadini di 29 di essi, tra cui Bielorussia, Azerbaigian, Uzbekistan, Tagikistan, Turchia, India, Kenya, Nigeria, Colombia e Perù. L’indagine si è basata su 245 testimonianze, oltre che su copie di contratti e documenti del Ministero della Difesa russo.
Secondo la Commissione, i visti per le persone reclutate venivano rilasciati dalle ambasciate russe, mentre i contratti che erano costrette a firmare una volta arrivate in Russia erano identici, indipendentemente dal Paese di provenienza: erano redatti in russo e intitolati «contratto per il servizio militare». I reclutatori chiedevano somme comprese tra 400 e 8.000 dollari per sbrigare le pratiche. A un gruppo di 30 persone era stata consegnata una lettera che garantiva che non sarebbero state «inviate nella zona del conflitto». Di queste, 17 sono morte al fronte e cinque risultano disperse.
La Commissione ha concluso che le persone reclutate non sono mercenari. Firmando il contratto, sono diventate militari russi e, in caso di cattura, sono tutelate dalla Terza Convenzione di Ginevra. La Commissione ha raccomandato ai Paesi di origine di non perseguire coloro che fanno ritorno in patria in base alle leggi sul mercenariato, ma di riconoscerli come vittime della tratta di esseri umani. Ha inoltre chiesto alla Russia di congedare immediatamente dall’esercito queste persone.
La Commissione ha anche registrato le denunce di prigionieri stranieri che hanno riferito di maltrattamenti da parte delle autorità ucraine: percosse, scosse elettriche e finte esecuzioni. Al tempo stesso, non ha riscontrato prove di inganno o coercizione nel reclutamento di stranieri nelle Forze armate ucraine.
La Russia non riconosce la Commissione e non ha risposto a nessuna delle sue richieste.
Ad aprile, la Federazione internazionale per i diritti umani (FIDH) e le organizzazioni partner avevano già qualificato il reclutamento di stranieri nell’esercito russo come tratta di esseri umani, chiedendo che questa valutazione fosse formalmente riconosciuta a livello ONU.
Secondo il progetto «Voglio vivere» (Khochu Zhit), nelle mani dell’Ucraina si trovano prigionieri cittadini di 43 Paesi. La Russia non sembra intenzionata a includerli negli scambi di prigionieri, ha appurato Echo.
La Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sull’Ucraina è giunta alla conclusione che le autorità russe, insieme a reclutatori attivi in tutto il mondo, hanno praticato la tratta di esseri umani, inviando stranieri in guerra attraverso l’inganno o la coercizione. È quanto emerge dal rapporto presentato dalla Commissione all’Assemblea generale dell’ONU il 26 ottobre.
La Commissione ha esaminato il reclutamento di cittadini di 48 Paesi e ha trovato prove di inganno o coercizione nei confronti di cittadini di 29 di essi, tra cui Bielorussia, Azerbaigian, Uzbekistan, Tagikistan, Turchia, India, Kenya, Nigeria, Colombia e Perù. L’indagine si è basata su 245 testimonianze, oltre che su copie di contratti e documenti del Ministero della Difesa russo.
Secondo la Commissione, i visti per le persone reclutate venivano rilasciati dalle ambasciate russe, mentre i contratti che erano costrette a firmare una volta arrivate in Russia erano identici, indipendentemente dal Paese di provenienza: erano redatti in russo e intitolati «contratto per il servizio militare». I reclutatori chiedevano somme comprese tra 400 e 8.000 dollari per sbrigare le pratiche. A un gruppo di 30 persone era stata consegnata una lettera che garantiva che non sarebbero state «inviate nella zona del conflitto». Di queste, 17 sono morte al fronte e cinque risultano disperse.
La Commissione ha concluso che le persone reclutate non sono mercenari. Firmando il contratto, sono diventate militari russi e, in caso di cattura, sono tutelate dalla Terza Convenzione di Ginevra. La Commissione ha raccomandato ai Paesi di origine di non perseguire coloro che fanno ritorno in patria in base alle leggi sul mercenariato, ma di riconoscerli come vittime della tratta di esseri umani. Ha inoltre chiesto alla Russia di congedare immediatamente dall’esercito queste persone.
La Commissione ha anche registrato le denunce di prigionieri stranieri che hanno riferito di maltrattamenti da parte delle autorità ucraine: percosse, scosse elettriche e finte esecuzioni. Al tempo stesso, non ha riscontrato prove di inganno o coercizione nel reclutamento di stranieri nelle Forze armate ucraine.
La Russia non riconosce la Commissione e non ha risposto a nessuna delle sue richieste.
Ad aprile, la Federazione internazionale per i diritti umani (FIDH) e le organizzazioni partner avevano già qualificato il reclutamento di stranieri nell’esercito russo come tratta di esseri umani, chiedendo che questa valutazione fosse formalmente riconosciuta a livello ONU.
Secondo il progetto «Voglio vivere» (Khochu Zhit), nelle mani dell’Ucraina si trovano prigionieri cittadini di 43 Paesi. La Russia non sembra intenzionata a includerli negli scambi di prigionieri, ha appurato Echo.
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A San Pietroburgo è iniziato in contumacia il processo contro il «gruppo estremista» formato dal giornalista Aleksandr Nevzorov e da sua moglie Lidia Nevzorova. Sono accusati di raccogliere donazioni per sé stessi.
No, non è uno scherzo: benvenuti nel circo chiamato «sistema modo, vero? Dichiarare un’«associazione estremista»… una famiglia. E poi accusare i membri della famiglia di finanziare un’organizzazione estremista, cioè… sé stessi. Ci avevate pensato, voi occidentali?
Entrambi i coniugi Nevzorov sono accusati ai sensi dell’articolo sul finanziamento dell’estremismo. Aleksandr Nevzorov, inoltre, è accusato separatamente di aver eluso gli obblighi previsti per gli «agenti stranieri».
Il procedimento per finanziamento dell’estremismo è stato avviato nel maggio 2025 proprio per la raccolta di donazioni a favore di sé stessi: secondo gli inquirenti, i Nevzorov, dopo essere stati riconosciuti come «associazione estremista», pubblicavano sui propri social network «link per raccogliere fondi destinati al perseguimento degli obiettivi dell’associazione, nonché per effettuare trasferimenti di denaro direttamente a loro».
La famiglia Nevzorov è stata dichiarata «associazione estremista» nell’estate del 2024. Nello stesso periodo è iniziata la confisca dei loro beni a favore dello Stato.
Nel 2023, Nevzorov era stato condannato in contumacia a otto anni di colonia penale per il caso delle presunte «notizie false» sull’esercito, a causa di testi e video riguardanti i crimini commessi dai militari russi a Mariupol e a Buča.
No, non è uno scherzo: benvenuti nel circo chiamato «sistema modo, vero? Dichiarare un’«associazione estremista»… una famiglia. E poi accusare i membri della famiglia di finanziare un’organizzazione estremista, cioè… sé stessi. Ci avevate pensato, voi occidentali?
Entrambi i coniugi Nevzorov sono accusati ai sensi dell’articolo sul finanziamento dell’estremismo. Aleksandr Nevzorov, inoltre, è accusato separatamente di aver eluso gli obblighi previsti per gli «agenti stranieri».
Il procedimento per finanziamento dell’estremismo è stato avviato nel maggio 2025 proprio per la raccolta di donazioni a favore di sé stessi: secondo gli inquirenti, i Nevzorov, dopo essere stati riconosciuti come «associazione estremista», pubblicavano sui propri social network «link per raccogliere fondi destinati al perseguimento degli obiettivi dell’associazione, nonché per effettuare trasferimenti di denaro direttamente a loro».
La famiglia Nevzorov è stata dichiarata «associazione estremista» nell’estate del 2024. Nello stesso periodo è iniziata la confisca dei loro beni a favore dello Stato.
Nel 2023, Nevzorov era stato condannato in contumacia a otto anni di colonia penale per il caso delle presunte «notizie false» sull’esercito, a causa di testi e video riguardanti i crimini commessi dai militari russi a Mariupol e a Buča.
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⚫️ Putin ha ordinato personalmente di intensificare i sabotaggi in Europa. Come risponde la NATO
Il Wall Street Journal, citando funzionari europei, ha riferito che, secondo una valutazione dell’intelligence statunitense, Vladimir Putin avrebbe ordinato personalmente l’avvio di una nuova ondata di sabotaggi in Europa. Secondo il quotidiano, una delle prime operazioni sarebbe stato l’attacco con droni avvenuto ad agosto contro l’aeroporto di Lipsia, il cui obiettivo era un aereo cargo An che trasportava aiuti militari destinati all’Ucraina. I consiglieri del cancelliere tedesco Friedrich Merz hanno dichiarato al WSJ che, in caso di un elevato numero di vittime, Berlino prenderebbe in considerazione l’applicazione dell’articolo 5 del Trattato NATO sulla difesa collettiva. «Echo» ha chiesto a rappresentanti della NATO ed esperti come l’Alleanza stia rispondendo ai sabotaggi.
Alla redazione di «Echo», la NATO ha dichiarato che i Paesi dell’Alleanza e i loro partner continuano ad affrontare un’intera gamma di minacce ibride.
⚫️ «L’elenco comprende attacchi informatici, minacce informative, ingerenze politiche, sabotaggi — anche contro cavi sottomarini e gasdotti — e altre azioni ostili. La NATO dispone di solide opzioni di risposta e le utilizziamo», ha dichiarato a «Echo» un rappresentante dell’Alleanza.
Come esempio, il rappresentante della NATO ha citato l’operazione «Sentinella del Baltico» (Baltic Sentry), avviata dall’Alleanza nel gennaio 2025 per rafforzare la presenza militare nel Mar Baltico. L’operazione è stata lanciata dopo il danneggiamento di un cavo sottomarino tra Estonia e Finlandia nel dicembre 2024. Secondo il rappresentante dell’Alleanza, da allora i danni alle infrastrutture sottomarine nel Mar Baltico sono «effettivamente diminuiti».
Durante una conferenza stampa tenutasi a Tallinn il 14 ottobre, al segretario generale della NATO Mark Rutte è stato chiesto per quanto tempo ancora l’Alleanza fosse disposta a tollerare sabotaggi e attacchi ibridi ai quali finora non era stata data una risposta concreta. Rutte ha risposto che le contromisure dell’Alleanza non saranno sempre pubbliche né speculari e ha definito gli stessi attacchi ibridi un «segno della debolezza» della Russia. Il segretario generale ha indicato nella prosecuzione del sostegno all’Ucraina la migliore risposta a queste azioni.
Pavel Luzin, esperto militare e ricercatore senior presso il centro di ricerca statunitense Saratoga Foundation, ritiene che le misure di contrasto siano ancora insufficienti.
⚫️ «L’adeguatezza delle misure di contrasto si valuta in base a quanto aumentano i costi per l’aggressore e se quest’ultimo, alla fine, rinuncia ai propri obiettivi e metodi. Finora non vediamo cambiamenti nelle azioni della Russia: significa che le misure di contrasto non sono ancora sufficienti», ha dichiarato a «Echo».
Secondo Luzin, la questione se l’ordine sia stato impartito «personalmente da Putin» è secondaria. A suo giudizio, i sabotaggi fanno parte degli sforzi continui che la Russia porta avanti da anni per indebolire e dividere l’Alleanza e per prepararsi a una guerra contro di essa. Queste operazioni servono a studiare i meccanismi di risposta dell’avversario, individuare i suoi punti deboli, distogliere le sue risorse, intimidirlo e dividerlo. Poiché la Russia non abbandona i propri metodi né rivede i propri obiettivi, a quanto pare ritiene di stare facendo tutto nel modo giusto, ha osservato Luzin.
Il Wall Street Journal, citando funzionari europei, ha riferito che, secondo una valutazione dell’intelligence statunitense, Vladimir Putin avrebbe ordinato personalmente l’avvio di una nuova ondata di sabotaggi in Europa. Secondo il quotidiano, una delle prime operazioni sarebbe stato l’attacco con droni avvenuto ad agosto contro l’aeroporto di Lipsia, il cui obiettivo era un aereo cargo An che trasportava aiuti militari destinati all’Ucraina. I consiglieri del cancelliere tedesco Friedrich Merz hanno dichiarato al WSJ che, in caso di un elevato numero di vittime, Berlino prenderebbe in considerazione l’applicazione dell’articolo 5 del Trattato NATO sulla difesa collettiva. «Echo» ha chiesto a rappresentanti della NATO ed esperti come l’Alleanza stia rispondendo ai sabotaggi.
Alla redazione di «Echo», la NATO ha dichiarato che i Paesi dell’Alleanza e i loro partner continuano ad affrontare un’intera gamma di minacce ibride.
⚫️ «L’elenco comprende attacchi informatici, minacce informative, ingerenze politiche, sabotaggi — anche contro cavi sottomarini e gasdotti — e altre azioni ostili. La NATO dispone di solide opzioni di risposta e le utilizziamo», ha dichiarato a «Echo» un rappresentante dell’Alleanza.
Come esempio, il rappresentante della NATO ha citato l’operazione «Sentinella del Baltico» (Baltic Sentry), avviata dall’Alleanza nel gennaio 2025 per rafforzare la presenza militare nel Mar Baltico. L’operazione è stata lanciata dopo il danneggiamento di un cavo sottomarino tra Estonia e Finlandia nel dicembre 2024. Secondo il rappresentante dell’Alleanza, da allora i danni alle infrastrutture sottomarine nel Mar Baltico sono «effettivamente diminuiti».
Durante una conferenza stampa tenutasi a Tallinn il 14 ottobre, al segretario generale della NATO Mark Rutte è stato chiesto per quanto tempo ancora l’Alleanza fosse disposta a tollerare sabotaggi e attacchi ibridi ai quali finora non era stata data una risposta concreta. Rutte ha risposto che le contromisure dell’Alleanza non saranno sempre pubbliche né speculari e ha definito gli stessi attacchi ibridi un «segno della debolezza» della Russia. Il segretario generale ha indicato nella prosecuzione del sostegno all’Ucraina la migliore risposta a queste azioni.
Pavel Luzin, esperto militare e ricercatore senior presso il centro di ricerca statunitense Saratoga Foundation, ritiene che le misure di contrasto siano ancora insufficienti.
⚫️ «L’adeguatezza delle misure di contrasto si valuta in base a quanto aumentano i costi per l’aggressore e se quest’ultimo, alla fine, rinuncia ai propri obiettivi e metodi. Finora non vediamo cambiamenti nelle azioni della Russia: significa che le misure di contrasto non sono ancora sufficienti», ha dichiarato a «Echo».
Secondo Luzin, la questione se l’ordine sia stato impartito «personalmente da Putin» è secondaria. A suo giudizio, i sabotaggi fanno parte degli sforzi continui che la Russia porta avanti da anni per indebolire e dividere l’Alleanza e per prepararsi a una guerra contro di essa. Queste operazioni servono a studiare i meccanismi di risposta dell’avversario, individuare i suoi punti deboli, distogliere le sue risorse, intimidirlo e dividerlo. Poiché la Russia non abbandona i propri metodi né rivede i propri obiettivi, a quanto pare ritiene di stare facendo tutto nel modo giusto, ha osservato Luzin.
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Il politologo russo Aleksandr Kynev ha iniziato uno sciopero della fame nel centro di detenzione preventiva perché non gli è possibile andare in bagno — avvocato
Il politologo Aleksandr Kynev, detenuto nel centro di detenzione preventiva n. 4 «Medved» di Mosca, ha iniziato uno sciopero della fame. Lo ha riferito il progetto ZPČ, citando l’avvocato Michail Birjukov. Secondo il legale, Kynev ha preso questa decisione perché non ha la possibilità di andare in bagno.
Birjukov ha raccontato della visita di un suo collega a Kynev nel centro di detenzione:
«Oggi un mio collega ha fatto visita ad Aleksandr Kynev e mi ha raccontato: “Aleksandr è a digiuno da sabato e domenica. È stato trasferito nella cella 213, la più grande del Medved, progettata per 34 persone, ma dove sono detenuti in 35. Al posto del bagno c’è un buco nel pavimento e, a causa del gesso alla gamba, fratturata in due punti, non riesce a usarlo. Per questo non mangia”. Abbiamo adottato tutte le misure possibili affinché già oggi fosse trasferito in condizioni adeguate al suo stato di salute».
Kynev è stato arrestato a Mosca il 25 settembre. È accusato di produzione, spaccio o trasporto illegale di stupefacenti in grandi quantità (art. 228.1, parte 4, lettera «g», del Codice penale russo). Per questo reato rischia una pena detentiva da 10 a 20 anni.
Al momento dell’arresto è stato picchiato e gli è stata fratturata una gamba. La Direzione principale del Servizio penitenziario federale russo (FSIN) per Mosca ha dichiarato di non aver riscontrato violazioni dei diritti di Kynev.
Aleksandr Kynev è un politologo specializzato nell’analisi del sistema di potere nelle regioni russe. Analizza i risultati delle elezioni a livello regionale e federale. Nel febbraio di quest’anno è stato inserito nel registro degli «agenti stranieri».
Il politologo Aleksandr Kynev, detenuto nel centro di detenzione preventiva n. 4 «Medved» di Mosca, ha iniziato uno sciopero della fame. Lo ha riferito il progetto ZPČ, citando l’avvocato Michail Birjukov. Secondo il legale, Kynev ha preso questa decisione perché non ha la possibilità di andare in bagno.
Birjukov ha raccontato della visita di un suo collega a Kynev nel centro di detenzione:
«Oggi un mio collega ha fatto visita ad Aleksandr Kynev e mi ha raccontato: “Aleksandr è a digiuno da sabato e domenica. È stato trasferito nella cella 213, la più grande del Medved, progettata per 34 persone, ma dove sono detenuti in 35. Al posto del bagno c’è un buco nel pavimento e, a causa del gesso alla gamba, fratturata in due punti, non riesce a usarlo. Per questo non mangia”. Abbiamo adottato tutte le misure possibili affinché già oggi fosse trasferito in condizioni adeguate al suo stato di salute».
Kynev è stato arrestato a Mosca il 25 settembre. È accusato di produzione, spaccio o trasporto illegale di stupefacenti in grandi quantità (art. 228.1, parte 4, lettera «g», del Codice penale russo). Per questo reato rischia una pena detentiva da 10 a 20 anni.
Al momento dell’arresto è stato picchiato e gli è stata fratturata una gamba. La Direzione principale del Servizio penitenziario federale russo (FSIN) per Mosca ha dichiarato di non aver riscontrato violazioni dei diritti di Kynev.
Aleksandr Kynev è un politologo specializzato nell’analisi del sistema di potere nelle regioni russe. Analizza i risultati delle elezioni a livello regionale e federale. Nel febbraio di quest’anno è stato inserito nel registro degli «agenti stranieri».
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In Israele si va alle elezioni e non è affatto chiaro chi vincerà. In Brasile, la differenza tra i candidati alla presidenza è di appena un paio di punti percentuali. In Serbia, il movimento studentesco ha vinto le elezioni contro il governo. In Ungheria, l’opposizione ha battuto il premier Orbán, al potere da molti anni. Negli Stati Uniti, come da tradizione, fino all’ultimo momento non si sa chi abbia vinto le elezioni e la competizione è serratissima.
Sapete dove, invece, tutti sanno sempre in anticipo come andrà a finire? Dove nessuno si aspetta sorprese? In Russia. O in Bielorussia. Perché lì le elezioni non esistono.
Sapete quanto i russi sentano la mancanza di vere elezioni? Di quelle in cui c’è competizione, i voti vengono davvero conteggiati, si ha la possibilità di influire sul destino del Paese e non si sa chi vincerà?
Non riuscite nemmeno a immaginarlo, perché per voi elezioni davvero libere e competitive sono qualcosa di normale.
La differenza fondamentale tra democrazia e dittatura sta nella possibilità di cambiare chi governa senza doverlo uccidere.
Sapete dove, invece, tutti sanno sempre in anticipo come andrà a finire? Dove nessuno si aspetta sorprese? In Russia. O in Bielorussia. Perché lì le elezioni non esistono.
Sapete quanto i russi sentano la mancanza di vere elezioni? Di quelle in cui c’è competizione, i voti vengono davvero conteggiati, si ha la possibilità di influire sul destino del Paese e non si sa chi vincerà?
Non riuscite nemmeno a immaginarlo, perché per voi elezioni davvero libere e competitive sono qualcosa di normale.
La differenza fondamentale tra democrazia e dittatura sta nella possibilità di cambiare chi governa senza doverlo uccidere.
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A Mosca le forze di sicurezza hanno intensificato i rastrellamenti dei giovani in età di leva, con l’obiettivo di inviarli nell’esercito. Secondo quanto riferisce il progetto per i diritti umani «Idite Lesom», citando testimonianze degli stessi moscoviti, queste operazioni si svolgono nella metropolitana, nei centri polifunzionali per i servizi pubblici (MFC) o semplicemente per le strade della capitale. Solo tra il 13 e il 21 ottobre sono state ricevute sei segnalazioni di questo tipo.
Il 13 ottobre, per esempio, due giovani sono stati fermati nei pressi di una stazione della metropolitana e portati al Centro unico di reclutamento (EPP) e al centro di raccolta di Ugreshskaya per essere «assegnati al servizio militare». Secondo i familiari, uno dei due era esentato temporaneamente dal servizio per motivi medici, a causa della presenza di una placca metallica nella gamba. Un altro coscritto, uno studente universitario di Mosca nato nel 2002, è stato fermato davanti alla porta del proprio appartamento. Gli agenti lo hanno condotto a Ugreshskaya.
Secondo quanto riferito dai familiari, al centro di raccolta è stato detto loro che agli addetti «non importava nulla» e che non avrebbero fatto in tempo a portare un certificato dell’università, perché il giovane sarebbe già stato mandato nell’esercito. Tutti e tre i coscritti sono rimasti irraggiungibili.
Si segnalano inoltre controlli di polizia particolarmente intensi nelle stazioni della metropolitana. I giovani vengono fermati, sottoposti a controlli dei documenti e obbligati a sbloccare i telefoni e ad accedere al portale «Gosuslugi», il sito dei servizi pubblici russi.
Queste informazioni sono confermate da Timofej Vaskin, responsabile dell’ufficio legale del progetto. Secondo lui, i rastrellamenti dei coscritti sono legati alle date di partenza per le unità militari, previste per la metà di ottobre. I fermati vengono portati a Ugreshskaya e da lì «nel giro di uno o due giorni finiscono nell’esercito: non li lasciano più tornare a casa».
A Mosca vengono fermati anche uomini più anziani. Secondo quanto riferisce «Idite Lesom», la settimana scorsa, nella stazione della metropolitana Tekstilščiki, alcuni agenti hanno fermato un uomo di 51 anni per controllare i documenti. Gli hanno «controllato il passaporto tramite un tablet» e poi lo hanno lasciato andare. Stando al suo racconto, le forze di sicurezza hanno portato via un altro uomo della stessa età…
Il 13 ottobre, per esempio, due giovani sono stati fermati nei pressi di una stazione della metropolitana e portati al Centro unico di reclutamento (EPP) e al centro di raccolta di Ugreshskaya per essere «assegnati al servizio militare». Secondo i familiari, uno dei due era esentato temporaneamente dal servizio per motivi medici, a causa della presenza di una placca metallica nella gamba. Un altro coscritto, uno studente universitario di Mosca nato nel 2002, è stato fermato davanti alla porta del proprio appartamento. Gli agenti lo hanno condotto a Ugreshskaya.
Secondo quanto riferito dai familiari, al centro di raccolta è stato detto loro che agli addetti «non importava nulla» e che non avrebbero fatto in tempo a portare un certificato dell’università, perché il giovane sarebbe già stato mandato nell’esercito. Tutti e tre i coscritti sono rimasti irraggiungibili.
Si segnalano inoltre controlli di polizia particolarmente intensi nelle stazioni della metropolitana. I giovani vengono fermati, sottoposti a controlli dei documenti e obbligati a sbloccare i telefoni e ad accedere al portale «Gosuslugi», il sito dei servizi pubblici russi.
Queste informazioni sono confermate da Timofej Vaskin, responsabile dell’ufficio legale del progetto. Secondo lui, i rastrellamenti dei coscritti sono legati alle date di partenza per le unità militari, previste per la metà di ottobre. I fermati vengono portati a Ugreshskaya e da lì «nel giro di uno o due giorni finiscono nell’esercito: non li lasciano più tornare a casa».
A Mosca vengono fermati anche uomini più anziani. Secondo quanto riferisce «Idite Lesom», la settimana scorsa, nella stazione della metropolitana Tekstilščiki, alcuni agenti hanno fermato un uomo di 51 anni per controllare i documenti. Gli hanno «controllato il passaporto tramite un tablet» e poi lo hanno lasciato andare. Stando al suo racconto, le forze di sicurezza hanno portato via un altro uomo della stessa età…
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In Russia, a Omsk gli uomini vengono rapiti per strada da diversi mesi e costretti a firmare contratti militari. La vicenda è emersa dalle recensioni pubblicate su 2GIS.
Gli utenti stanno lasciando in massa recensioni sulla sede di reclutamento per il servizio militare «Sirius-55» a Omsk, raccontando che i loro familiari e conoscenti vengono rapiti per strada e costretti a firmare contratti con il Ministero della Difesa. A richiamare l’attenzione sul caso è stata l’organizzazione «Associazione civile di Omsk».
⚪️ I dettagli. «Vazhnyye istorii» ha notato che le prime recensioni di questo tipo su 2GIS risalgono già a marzo, ma negli ultimi due mesi il loro numero è aumentato sensibilmente.
Una delle utenti ha raccontato che la sera del 25 ottobre suo suocero è stato prelevato per strada, portato alla sede di reclutamento per il servizio militare e picchiato. In seguito, ha dovuto rivolgersi all’ospedale.
L’autrice di un’altra recensione ha raccontato che suo fratello era arrivato a Omsk dalla regione di Kemerovo per lavorare. Il 18 ottobre è uscito di casa ed è scomparso. Il giorno successivo, i familiari sono stati informati che l’uomo aveva firmato un contratto con il Ministero della Difesa presso il centro di reclutamento «Sirius-55». La donna ha sottolineato che suo fratello era stato prelevato senza documenti né telefono e che in precedenza aveva rifiutato categoricamente di andare in guerra.
Un altro utente ha dichiarato che il 9 settembre due suoi conoscenti sono stati prelevati per strada e costretti a firmare contratti. A quanto pare, uno dei due era arrivato a Omsk per prendersi cura della madre allettata. La mancanza di documenti non ha fermato il personale del centro di reclutamento per il servizio militare.
«Rapiscono le persone per strada, le picchiano, le portano in questo posto e le trattengono illegalmente! Le costringono a firmare un contratto. Siamo riusciti a tirar fuori da lì una persona a noi cara, a fatica», si legge in un altro commento su 2GIS.
⚪️ Il contesto. Le prime segnalazioni di russi fermati per strada e costretti a firmare contratti sono apparse a giugno: all’epoca, operazioni di questo tipo venivano condotte a Penza e nei dintorni.
La settimana scorsa, la testata «Verstka» ha calcolato che gli uomini vengono fermati con la forza e sottoposti a pressioni affinché firmino un contratto in almeno 33 regioni della Russia e nella Crimea annessa.
Gli utenti stanno lasciando in massa recensioni sulla sede di reclutamento per il servizio militare «Sirius-55» a Omsk, raccontando che i loro familiari e conoscenti vengono rapiti per strada e costretti a firmare contratti con il Ministero della Difesa. A richiamare l’attenzione sul caso è stata l’organizzazione «Associazione civile di Omsk».
⚪️ I dettagli. «Vazhnyye istorii» ha notato che le prime recensioni di questo tipo su 2GIS risalgono già a marzo, ma negli ultimi due mesi il loro numero è aumentato sensibilmente.
Una delle utenti ha raccontato che la sera del 25 ottobre suo suocero è stato prelevato per strada, portato alla sede di reclutamento per il servizio militare e picchiato. In seguito, ha dovuto rivolgersi all’ospedale.
L’autrice di un’altra recensione ha raccontato che suo fratello era arrivato a Omsk dalla regione di Kemerovo per lavorare. Il 18 ottobre è uscito di casa ed è scomparso. Il giorno successivo, i familiari sono stati informati che l’uomo aveva firmato un contratto con il Ministero della Difesa presso il centro di reclutamento «Sirius-55». La donna ha sottolineato che suo fratello era stato prelevato senza documenti né telefono e che in precedenza aveva rifiutato categoricamente di andare in guerra.
Un altro utente ha dichiarato che il 9 settembre due suoi conoscenti sono stati prelevati per strada e costretti a firmare contratti. A quanto pare, uno dei due era arrivato a Omsk per prendersi cura della madre allettata. La mancanza di documenti non ha fermato il personale del centro di reclutamento per il servizio militare.
«Rapiscono le persone per strada, le picchiano, le portano in questo posto e le trattengono illegalmente! Le costringono a firmare un contratto. Siamo riusciti a tirar fuori da lì una persona a noi cara, a fatica», si legge in un altro commento su 2GIS.
⚪️ Il contesto. Le prime segnalazioni di russi fermati per strada e costretti a firmare contratti sono apparse a giugno: all’epoca, operazioni di questo tipo venivano condotte a Penza e nei dintorni.
La settimana scorsa, la testata «Verstka» ha calcolato che gli uomini vengono fermati con la forza e sottoposti a pressioni affinché firmino un contratto in almeno 33 regioni della Russia e nella Crimea annessa.
Омичей уже несколько месяцев похищают на улицах и заставляют подписывать контракт. Это выяснилось из отзывов на 2ГИС
Пользователи карт 2ГИС массово оставляют отзывы под пунктом отбора на военную службу «Сириус-55» в Омске, в которых рассказывают, что их родных и близких похищают подписать контракты с Минобороны. Внимание на это обратило «Омское гражданское объединение».
⚪️ Подробности. «Важные истории» заметили, что первые такие отзывы на 2ГИС появились еще в марте, однако их стало заметно больше в последние два месяца.
Так, одна из пользовательниц заявила, что вечером 25 октября ее свекра забрали с улицы, доставили в пункт отбора на военную службу и избили. Позднее ему пришлось обратиться в больницу.
Авторка другого отзыва рассказала, что ее брат приехал в Омск из Кемеровской области на работу. 18 октября он вышел на улицу и пропал. На следующий день родственникам сообщили что мужчина подписал контракт с Минобороны в пункте отбора «Сириус-55». Женщина подчеркнула, что брата забрали без документов и телефона, а сам он ранее категорически отказывался идти на войну.
Еще один пользователь заявил, что 9 сентября двух его знакомых забрали с улицы и принудили подписать контракты. Один из них якобы приехал в Омск, чтобы ухаживать за лежачей матерью. Отсутствие документов не остановило сотрудников пункта приема на военную службу.
«Похищают людей с улицы, избивают, привозят в это место и незаконно удерживают! Заставляют подписывать контракт. Еле выдернули с этого места родного человека», — говорится еще в одном комментарии на 2ГИС.
⚪️ Контекст. Первые сообщения о том, что россиян стали вылавливать на улицах и принуждать подписывать контракты, появились в июне — тогда подобные рейды проводились в Пензе и окрестностях.
На прошлой неделе «Вёрстка» посчитала, что мужчин принудительно задерживают и пытаются заставить подписать контракт как минимум в 33 регионах России и в аннексированном Крыму.
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«E adesso che cosa succederà ai russi in Serbia?». Chi pubblica video in cui esprime sostegno al movimento studentesco che ha vinto le elezioni nota con sorpresa l’afflusso di account russofoni che scrivono: «Adesso vi cacceranno tutti».
È evidente che questa narrazione è rivolta alla diaspora, che non dovrebbe lasciarsi coinvolgere dal cambio di potere avvenuto attraverso elezioni democratiche.
Il Movimento studentesco praticamente non aveva un programma in materia di geopolitica o migrazione: la campagna si è concentrata sui problemi interni e sulle questioni importanti per la vita dei serbi e per il loro Stato. Al massimo, Vučić, sconfitto alle elezioni, lasciava intendere di essere lui il principale sostenitore della diaspora nel Paese e che, senza di lui, chissà che cosa sarebbe successo.
La più grande falla di questa costruzione è che la scelta più sicura è vivere in uno Stato di diritto, con istituzioni solide, dove, in caso di cambiamento dell’indirizzo politico o di una decisione illegittima da parte di un organo amministrativo, si possa contare su un tribunale indipendente, anche quando si impugna una decisione dello Stato. E non in un Paese in cui la propria posizione dipende dalla benevolenza di qualcuno.
In Serbia, dal 2022, i permessi di soggiorno sono stati revocati o negati più volte, con la conseguente richiesta di lasciare il Paese e il divieto di ingresso, perché avevi firmato un appello sbagliato o partecipato all’evento sbagliato. Questa è la ragione informale, quella che si può intuire. Quella ufficiale è «una minaccia alla sicurezza nazionale». Poi si può fare causa, con tempi di esame che tendono all’infinito: quando i procedimenti rimangono bloccati nelle istanze nazionali, diventa difficile impugnare ulteriormente le decisioni. È una situazione che abbiamo incontrato anche nel nostro lavoro.
Lo stesso vale per la cittadinanza: le pratiche di decine di persone sono rimaste bloccate e, dopo aver rinunciato alla cittadinanza russa, nessuno sa quanto dovrà aspettare né da che cosa dipendano i tempi. Di fatto, queste persone sono diventate apolidi, impossibilitate a compiere semplici operazioni burocratiche e senza una risposta chiara su quando arriverà una decisione.
Per quanto si possa sospirare pensando ai Paesi europei, per quanto si possa dire che l’Europa non sia il posto migliore, il motivo principale per cui migrare nell’UE rappresenta la destinazione finale desiderata da molti è la presenza di un sistema giuridico indipendente, con regole del gioco chiare, istituzioni e tribunali che funzionano.
Un sovrano benevolo non è affatto una garanzia: domani potrebbe diventare cattivo, oppure potresti scoprire di esserti esposto nel modo sbagliato, e a quel punto non potrai più contare su alcun meccanismo di tutela all’interno del Paese. Per questo, risanare il sistema attraverso un cambio di potere e, insieme, spezzare legami arrugginiti e reti di complicità rappresenta proprio un’opportunità — non una garanzia, ma un’opportunità — per arrivare a un sistema del genere.
È evidente che questa narrazione è rivolta alla diaspora, che non dovrebbe lasciarsi coinvolgere dal cambio di potere avvenuto attraverso elezioni democratiche.
Il Movimento studentesco praticamente non aveva un programma in materia di geopolitica o migrazione: la campagna si è concentrata sui problemi interni e sulle questioni importanti per la vita dei serbi e per il loro Stato. Al massimo, Vučić, sconfitto alle elezioni, lasciava intendere di essere lui il principale sostenitore della diaspora nel Paese e che, senza di lui, chissà che cosa sarebbe successo.
La più grande falla di questa costruzione è che la scelta più sicura è vivere in uno Stato di diritto, con istituzioni solide, dove, in caso di cambiamento dell’indirizzo politico o di una decisione illegittima da parte di un organo amministrativo, si possa contare su un tribunale indipendente, anche quando si impugna una decisione dello Stato. E non in un Paese in cui la propria posizione dipende dalla benevolenza di qualcuno.
In Serbia, dal 2022, i permessi di soggiorno sono stati revocati o negati più volte, con la conseguente richiesta di lasciare il Paese e il divieto di ingresso, perché avevi firmato un appello sbagliato o partecipato all’evento sbagliato. Questa è la ragione informale, quella che si può intuire. Quella ufficiale è «una minaccia alla sicurezza nazionale». Poi si può fare causa, con tempi di esame che tendono all’infinito: quando i procedimenti rimangono bloccati nelle istanze nazionali, diventa difficile impugnare ulteriormente le decisioni. È una situazione che abbiamo incontrato anche nel nostro lavoro.
Lo stesso vale per la cittadinanza: le pratiche di decine di persone sono rimaste bloccate e, dopo aver rinunciato alla cittadinanza russa, nessuno sa quanto dovrà aspettare né da che cosa dipendano i tempi. Di fatto, queste persone sono diventate apolidi, impossibilitate a compiere semplici operazioni burocratiche e senza una risposta chiara su quando arriverà una decisione.
Per quanto si possa sospirare pensando ai Paesi europei, per quanto si possa dire che l’Europa non sia il posto migliore, il motivo principale per cui migrare nell’UE rappresenta la destinazione finale desiderata da molti è la presenza di un sistema giuridico indipendente, con regole del gioco chiare, istituzioni e tribunali che funzionano.
Un sovrano benevolo non è affatto una garanzia: domani potrebbe diventare cattivo, oppure potresti scoprire di esserti esposto nel modo sbagliato, e a quel punto non potrai più contare su alcun meccanismo di tutela all’interno del Paese. Per questo, risanare il sistema attraverso un cambio di potere e, insieme, spezzare legami arrugginiti e reti di complicità rappresenta proprio un’opportunità — non una garanzia, ma un’opportunità — per arrivare a un sistema del genere.
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Il presidente finlandese Alexander Stubb e il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre hanno avuto un colloquio telefonico con Vladimir Putin.
La conversazione si è svolta su iniziativa di Stubb e Støre ed è stata preparata tenendo conto delle consultazioni con l’Ucraina, riferisce l’ufficio del presidente finlandese. I due hanno partecipato in qualità di leader dei rispettivi Paesi e non hanno rappresentato l’Unione europea nel suo complesso.
L’obiettivo della conversazione era comunicare direttamente a Putin la loro posizione sui futuri negoziati ad Abu Dhabi, volti a porre fine alla guerra.
Nel corso del colloquio, Stubb e Støre hanno sottolineato che Norvegia e Finlandia sono interessate alla stabilità e alla prevedibilità nella regione baltica e nell’Artico, hanno ribadito la necessità di porre fine alla guerra della Russia contro l’Ucraina e hanno confermato che entrambi i Paesi continueranno a sostenere l’Ucraina.
⚫️ «La conversazione è stata franca e sostanziale. Siamo Paesi confinanti con la Russia. L’esito di questa guerra avrà conseguenze dirette sulla nostra sicurezza e su quella dell’Europa nel suo complesso. Per porre fine alla guerra sono necessari negoziati diretti», ha dichiarato Stubb.
⚫️ «La guerra è accompagnata da enormi perdite umane e materiali. Le conseguenze delle sofferenze e delle distruzioni si faranno sentire per generazioni. Durante il colloquio abbiamo sottolineato l’importanza della de-escalation», ha affermato Støre.
Sabato, Reuters e Sky hanno riferito, citando un funzionario statunitense, che nelle prossime settimane potrebbero svolgersi ad Abu Dhabi o in Svizzera negoziati tra Russia, Ucraina e Stati Uniti, con l’obiettivo di preparare un incontro tra i leader dei Paesi coinvolti. In precedenza, l’assistente di Vladimir Putin, Yuri Ushakov, e il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, avevano parlato della possibilità di tenere negoziati ad Abu Dhabi.
Venerdì, il Telegraph, citando fonti diplomatiche, aveva scritto che in Europa si sta discutendo della possibilità che i leader di diversi Paesi, tra cui Stubb e Støre, partecipino ai negoziati con Vladimir Putin.
La conversazione si è svolta su iniziativa di Stubb e Støre ed è stata preparata tenendo conto delle consultazioni con l’Ucraina, riferisce l’ufficio del presidente finlandese. I due hanno partecipato in qualità di leader dei rispettivi Paesi e non hanno rappresentato l’Unione europea nel suo complesso.
L’obiettivo della conversazione era comunicare direttamente a Putin la loro posizione sui futuri negoziati ad Abu Dhabi, volti a porre fine alla guerra.
Nel corso del colloquio, Stubb e Støre hanno sottolineato che Norvegia e Finlandia sono interessate alla stabilità e alla prevedibilità nella regione baltica e nell’Artico, hanno ribadito la necessità di porre fine alla guerra della Russia contro l’Ucraina e hanno confermato che entrambi i Paesi continueranno a sostenere l’Ucraina.
⚫️ «La conversazione è stata franca e sostanziale. Siamo Paesi confinanti con la Russia. L’esito di questa guerra avrà conseguenze dirette sulla nostra sicurezza e su quella dell’Europa nel suo complesso. Per porre fine alla guerra sono necessari negoziati diretti», ha dichiarato Stubb.
⚫️ «La guerra è accompagnata da enormi perdite umane e materiali. Le conseguenze delle sofferenze e delle distruzioni si faranno sentire per generazioni. Durante il colloquio abbiamo sottolineato l’importanza della de-escalation», ha affermato Støre.
Sabato, Reuters e Sky hanno riferito, citando un funzionario statunitense, che nelle prossime settimane potrebbero svolgersi ad Abu Dhabi o in Svizzera negoziati tra Russia, Ucraina e Stati Uniti, con l’obiettivo di preparare un incontro tra i leader dei Paesi coinvolti. In precedenza, l’assistente di Vladimir Putin, Yuri Ushakov, e il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, avevano parlato della possibilità di tenere negoziati ad Abu Dhabi.
Venerdì, il Telegraph, citando fonti diplomatiche, aveva scritto che in Europa si sta discutendo della possibilità che i leader di diversi Paesi, tra cui Stubb e Støre, partecipino ai negoziati con Vladimir Putin.
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Quando si dice che in Russia non esiste protesta, si dicono sciocchezze. È solo che oggi il prezzo da pagare per protestare è diventato molte volte più alto.
Dmitrij Morozov, 27 anni, denunciava brogli, aveva organizzato una manifestazione ed era persino riuscito a vincere una causa contro le autorità. Poi, una sera, è scomparso. La mattina seguente, gli sbirri lo hanno riportato a casa dopo averlo picchiato: lo avevano torturato per tutta la notte, ma non erano riusciti a piegarlo. Per questo, durante una perquisizione, gli hanno piazzato della droga.
Ora è in un centro di detenzione preventiva, dove continuano a cercare di spezzarlo.
Questo è il prezzo della protesta. Forza a Dmitrij e ai suoi cari. E bisogna far conoscere il suo caso: oggi, più che mai, ha bisogno che se ne parli.
Dmitrij Morozov, 27 anni, denunciava brogli, aveva organizzato una manifestazione ed era persino riuscito a vincere una causa contro le autorità. Poi, una sera, è scomparso. La mattina seguente, gli sbirri lo hanno riportato a casa dopo averlo picchiato: lo avevano torturato per tutta la notte, ma non erano riusciti a piegarlo. Per questo, durante una perquisizione, gli hanno piazzato della droga.
Ora è in un centro di detenzione preventiva, dove continuano a cercare di spezzarlo.
Questo è il prezzo della protesta. Forza a Dmitrij e ai suoi cari. E bisogna far conoscere il suo caso: oggi, più che mai, ha bisogno che se ne parli.
Когда говорят, что в России нет протеста – это чушь. Просто цена за него теперь кратно выше.
27-летний Дмитрий Морозов рассказывал о фальсификациях, организовал митинг, даже выиграл суд у властей. И вечером пропал. Утром мусора привезли его избитым, всю ночь его пытали, но не ске подбросили наркотики.
Сейчас он в СИЗО, где его продолжают ломать.
Это и есть цена протеста. Дмитрию и близким сил и огласки, она ему как никогда нужна.
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L’uomo d’affari russo Umar Kremlev, che ha coperto parte delle spese per il matrimonio del figlio di Trump, ha trascorso con lui due giorni a caccia in Mongolia nell’agosto 2026 — FT
I giornalisti del Financial Times hanno esaminato i dati di tracciamento dei voli, i post sui fonti aperte, e hanno parlato con guide e funzionari locali in Mongolia. Sono giunti alla conclusione che Donald Trump Jr. e Umar Kremlev hanno trascorso insieme due giorni a caccia nella provincia di Uvs alla fine di agosto. Non risultano, tuttavia, fotografie pubbliche che li ritraggano insieme.
Secondo quanto raccontato da una delle guide, durante la battuta di caccia il figlio del presidente degli Stati Uniti ha ucciso un argali, una pecora selvatica di montagna dell’Altaj. È la specie di pecora più grande al mondo ed è particolarmente apprezzata per le sue imponenti corna. Nella Lista rossa dell’Unione internazionale per la conservazione della natura, la specie è classificata come «prossima alla minaccia».
A settembre, il progetto giornalistico investigativo ProPublica ha scoperto che Kremlev aveva speso «centinaia di migliaia di dollari» per il matrimonio di Donald Trump Jr. Il presidente degli Stati Uniti, che non ha partecipato alle nozze, ha dichiarato di «non avere idea di chi sia Umar e di non averne mai sentito parlare», negando che avesse pagato le spese del matrimonio. I democratici al Congresso hanno avviato un’indagine e chiesto alla Casa Bianca di consegnare i documenti. Il procuratore generale degli Stati Uniti, Todd Blanche, ha invece rifiutato di indagare sulle notizie, affermando a sua volta di «non conoscere questa persona».
Secondo Proekt, Kremlev — in passato condannato per estorsione e aggressione, e precedentemente noto come Lutfulloev, cognome che ha cambiato nel 2010 — è legato a Vladimir Putin attraverso il club motociclistico filocremlino «Lupi della notte», dove ha stretto rapporti con Aleksej Rubežnyj, capo del servizio di sicurezza di Putin. Nel 2024 Kremlev è diventato proprietario del concessionario automobilistico Rolf, dopo che la società è stata confiscata al suo fondatore, Sergej Petrov. Il giornalista investigativo Christo Grozev ha dichiarato che Kremlev è legato ai servizi segreti russi.
I giornalisti del Financial Times hanno esaminato i dati di tracciamento dei voli, i post sui fonti aperte, e hanno parlato con guide e funzionari locali in Mongolia. Sono giunti alla conclusione che Donald Trump Jr. e Umar Kremlev hanno trascorso insieme due giorni a caccia nella provincia di Uvs alla fine di agosto. Non risultano, tuttavia, fotografie pubbliche che li ritraggano insieme.
Secondo quanto raccontato da una delle guide, durante la battuta di caccia il figlio del presidente degli Stati Uniti ha ucciso un argali, una pecora selvatica di montagna dell’Altaj. È la specie di pecora più grande al mondo ed è particolarmente apprezzata per le sue imponenti corna. Nella Lista rossa dell’Unione internazionale per la conservazione della natura, la specie è classificata come «prossima alla minaccia».
A settembre, il progetto giornalistico investigativo ProPublica ha scoperto che Kremlev aveva speso «centinaia di migliaia di dollari» per il matrimonio di Donald Trump Jr. Il presidente degli Stati Uniti, che non ha partecipato alle nozze, ha dichiarato di «non avere idea di chi sia Umar e di non averne mai sentito parlare», negando che avesse pagato le spese del matrimonio. I democratici al Congresso hanno avviato un’indagine e chiesto alla Casa Bianca di consegnare i documenti. Il procuratore generale degli Stati Uniti, Todd Blanche, ha invece rifiutato di indagare sulle notizie, affermando a sua volta di «non conoscere questa persona».
Secondo Proekt, Kremlev — in passato condannato per estorsione e aggressione, e precedentemente noto come Lutfulloev, cognome che ha cambiato nel 2010 — è legato a Vladimir Putin attraverso il club motociclistico filocremlino «Lupi della notte», dove ha stretto rapporti con Aleksej Rubežnyj, capo del servizio di sicurezza di Putin. Nel 2024 Kremlev è diventato proprietario del concessionario automobilistico Rolf, dopo che la società è stata confiscata al suo fondatore, Sergej Petrov. Il giornalista investigativo Christo Grozev ha dichiarato che Kremlev è legato ai servizi segreti russi.
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